lunedì 26 dicembre 2011

saggio breve sull'amicizia per Guglielmo e Pietro di IV B

TIPOLOGIA B
Redazione di un saggio breve: “I rapporti d’amicizia nella società contemporanea”

Sviluppa l'argomento in forma di "saggio breve" utilizzando i documenti e i dati che lo corredano. Argomenta la tua trattazione, oltre che con la documentazione proposta, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze personali. Da' al saggio un titolo coerente con la tua trattazione e ipotizzane una destinazione editoriale (rivista specialistica, fascicolo scolastico di ricerca e documentazione, rassegna di argomento culturale, altro). Non superare le quattro-cinque colonne di foglio protocollo.

DOCUMENTI

1) L’amicizia non è altro che un’intesa sul divino e sull’umano congiunta a un profondo affetto. Eccetto la saggezza, forse è questo il dono più grande degli dèi all’uomo. C’è chi preferisce la ricchezza, chi la salute, chi il potere, chi ancora le cariche pubbliche, molti anche il piacere [...] C’è poi chi ripone il bene supremo nella virtù: cosa meravigliosa, non c’è dubbio, ma è proprio la virtù a generare e a preservare l’amicizia e senza virtù l’amicizia è assolutamente impossibile. [...] L’amicizia non può esistere se non tra gli onesti. Infatti, è proprio dell’uomo onesto, che è lecito chiamare saggio, osservare che non vi sia niente di finto o simulato; infatti, è proprio degli animi nobili persino odiare apertamente piuttosto che celare il proprio pensiero dietro un falso aspetto. Inoltre non solo respinge le accuse fattegli da qualcuno, ma non è neppure sospettoso, pensando sempre che l’amico abbia commesso qualche errore.
Conviene aggiungere, infine, la dolcezza di parola e di modi, condimento per nulla trascurabile dell’amicizia. [...] Degno di amicizia è chi ha dentro di sé la ragione di essere amato. Specie rara! [...] Di tutti i beni della vita umana l’amicizia è l’unico sulla cui utilità gli uomini siano unanimemente d’accordo [...] Tutti sanno che la vita non è vita senza amicizia, se almeno in parte si vuole vivere da uomini liberi. L’amicizia, infatti, si insinua, non so come, nella vita di tutti e non permette a nessuna esistenza di trascorrere senza di lei. Anzi, se un uomo fosse di indole tanto aspra e selvaggia da rifuggire da ogni contatto umano e da detestarlo, non potrebbe tuttavia fare a meno di cercare qualcuno cui vomitare addosso il veleno della sua acredine. Allora è vero quanto ripeteva, se non erro, Archita di Taranto: “Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura dell’universo e la bellezza degli astri, la meraviglia di tale visione non gli darebbe la gioia più intensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non avrebbe nessuno cui comunicarla.” Così la natura non ama affatto l’isolamento e cerca sempre di appoggiarsi, per così dire, a un sostegno, che è tanto più dolce quanto più caro è l’amico [...] In realtà, i rapporti di amicizia sono vari e complessi e si presentano molti motivi di sospetto e di attrito; saperli ora evitare, ora attenuare, ora sopportare è indice di saggezza. Un motivo di risentimento in particolare non va inasprito, per poter conservare nell’amicizia vantaggi e lealtà: bisogna avvertire e rimproverare spesso gli amici e, con spirito amichevole, bisogna accettare da loro gli stessi rimproveri se sono ispirati dall’affetto. Se, dunque, è indice di vera amicizia ammonire ed essere ammoniti – e ammonire con sincerità, ma senza durezza, e accettare i rimproveri con pazienza, ma senza rancore -, allora dobbiamo ammettere che la peste più esiziale dell’amicizia è l’adulazione, la lusinga e il servilismo. Dagli tutti i nomi che vuoi: sarà sempre un vizio da condannare, un vizio di chi è falso e bugiardo, di chi è sempre pronto a dire qualsiasi cosa per compiacere, ma la verità mai (CICERONE, De amicitia)

2) "L'amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce" (F. BACONE)

3) "Renzo...!" disse quello, esclamando insieme e interrogando. "Proprio", disse Renzo; e si corsero incontro. "Sei proprio tu!" disse l'amico, quando furon vicini: "oh che gusto ho di vederti! Chi l'avrebbe pensato?" E, dopo un'assenza di forse due anni, si trovarono a un tratto molto più amici di quello che avesser mai saputo d'essere nel tempo che si vedevano quasi ogni giorno; perché all'uno e all'altro [...] eran toccate di quelle cose che fanno conoscere che balsamo sia all'animo la benevolenza; tanto quella che si sente, quanto quella che si trova negli altri [...] Raccontò anche lui all'amico le sue vicende, e n'ebbe in contraccambio cento storie, del passaggio dell'esercito, della peste, d'untori, di prodigi. "Son cose brutte", disse l'amico, accompagnando Renzo in una camera che il contagio aveva resa disabitata; "cose che non si sarebbe mai creduto di vedere; cose da levarvi l'allegria per tutta la vita; ma però, a parlarne tra amici, è un sollievo" (A. MANZONI, I Promessi Sposi, cap. XXXIII)

4) “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare"? È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami". "Creare dei legami?". "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano"
(A. de SAINT EXUPERY, Il piccolo principe)

5) Esiste ancora l’amicizia nel mondo contemporaneo? Ad una prima osservazione sembrerebbe di no. Il mondo degli affari è dominato dal mercato e dall’utile economico. La politica dalla competizione per il potere. In entrambi i casi c’è ben poco spazio per rapporti personali sinceri. Il mondo moderno, inoltre, ci impone un continuo mutamento. Quando cambiamo residenza e lavoro finiamo anche per lasciare i vecchi amici. Promettiamo di rivederci ma, poi, sorgono in noi nuovi interessi, nuovi bisogni, abbiamo nuovi incontri. […] Molti pensano che l’amicizia sia una sopravvivenza del passato. […] Secondo costoro l’amicizia, col passare degli anni, perde di importanza, e il suo destino è di scomparire per lasciare il posto a rapporti impersonali e obiettivi. Altri ritengono che l’amicizia riuscirà a sopravvivere, ma confinata accuratamente alla sfera dell’intimo, senza alcuna contaminazione con gli affari, i pubblici uffici e la politica [...] In Italia, la parola amicizia ha assunto addirittura un significato negativo, di privilegio, di raccomandazione. Per trovare un posto di lavoro, per essere ammesso all'ospedale, per avere una casa in affitto, occorrono delle raccomandazioni, delle amicizie. Se segui la procedura regolare, burocratica, non ottieni nulla. L'amicizia è il mezzo per passare davanti agli altri, per eludere la norma. (F. ALBERONI, L’amicizia, 1991)

6) L’amicizia al tempo di Facebook: non più una frequentazione continua fatta di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene si sono visti due volte. E allora: se abbiamo 768 «amici» su Fb, in che senso li abbiamo? Se siete su Facebook, lo sapete già. E in questi giorni ne avete avuto la conferma. Quest’anno si sono fatti meno auguri a voce e per telefono e anche per e-mail; e tantissimi via social network, magari urbi et orbi. Ci sono stati meno incontri anche brevi per salutarsi. In compenso, nei momenti in cui si riusciva a tirare il fiato, si andava online. Per scambiare due chiacchiere con qualcuno che non fosse un cognato; per annunciare sul proprio status che si era mangiato troppo [...]. Poi magari ci si è visti con gli amici. I soliti. Non quelli, magari centinaia, che abbiamo su Fb. E che stanno portando la parte più evoluta del pianeta, insomma i 350 milioni di Facebook, quelli di Twitter e gli altri, a ridefinire il concetto di amicizia. Non più legame affettivo e leale tra affini che fa condividere la vita e (nella letteratura classica) la morte. Assai più spesso, un contatto collettivo labile che fa condividere video di Berlusconi, Lady Gaga, Elio e le storie tese. [...]
Perché in questi tempi di social networking «l’amicizia si sta evolvendo, da relazione a sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi abbraccia per conto suo; nell’isolamento delle nostre caverne elettroniche, armeggiando con i tanti piccoli pezzi di connessione come una bambina solitaria gioca con le bambole». Eccoci sistemati tutti. Ecco perché, magari, dopo certi pomeriggi domenicali passati a chattare, non ci si sente appagati, casomai lievemente angosciati e col mal di testa. La cupa frase è di William Deresiewicz, ex professore di Yale e saggista, autore di un saggio su The Chronicle of Higher Education e una conferenza sulla National Public Radio dedicata alle «false amicizie». La preoccupazione è di molti, in America e fuori. Se ne è occupato persino il Wall Street Journal. La serie tv di nicchia «In Therapy» ha fornito la battuta-pietra tombale (speriamo di no): «Le famiglie sono ormai andate e gli amici stanno andando via per la stessa strada». Deresiewicz infierisce: «Essendo state relegate agli schermi dei computer, le amicizie sono qualcosa di più di una forma di distrazione? Quando sono ridotte alle dimensioni di un post in bacheca, conservano qualche contenuto? Se abbiamo 768 "amici", in che senso li abbiamo? [...] Morale: «L’immagine del vero amico, un’anima affine rara da trovare e molto amata, è completamente scomparsa dalla nostra cultura». (Maria Laura RODOTA’, L’amicizia svuotata nell’era di Facebook, Repubblica 2007)

7) "Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato. Fino al giorno del suo arrivo io non avevo avuto amici. Nella mia classe non c’era nessuno che potesse rispondere all'idea romantica che avevo dell'amicizia, nessuno che ammirassi davvero o che fosse in grado di comprendere il mio bisogno di fiducia, di lealtà e di abnegazione, nessuno per cui avrei dato volentieri la vita. [...] Ho esitato un po' prima di scrivere che avrei dato volentieri la vita per un amico, ma anche ora, a trent'anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un'esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l'avrei fatto quasi con gioia" (F.UHLMAN, "l'amico ritrovato")
 
8) Chi trova un amico, afferma il noto proverbio, trova un tesoro. Ma è una fortuna che capita sempre più di rado. L'aumento delle ore lavorative in una società iper-competitiva e l'avvento di Internet come compagno inseparabile del tempo libero hanno creato una generazione di giovani uomini quasi privi di autentici amici, rivela un'indagine pubblicata dal Sunday Times di Londra. Vent'anni or sono, un rapporto sull'amicizia rivelò che gli uomini avevano una media di quasi quattro amici ciascuno (3,5 per l'esattezza). Oggi un sociologo della Duke University ha rifatto lo stesso sondaggio e ha scoperto che la media è scesa a due amici ai quali ogni uomo sente di poter confidare qualunque segreto.
Significa che tra il 1986 e il 2006 gli amici "veri", quelli su cui si può contare e a cui si può dire tutto, si sono quasi dimezzati; e un quarto degli interpellati confessano sconsolatamente di non avere più nemmeno un amico degno di questo nome [...]
(E. FRANCESCHINI, Un mondo con meno amicizia. Allarme da Londra: sempre più soli, Repubblica, 2006)

9) Io di me non do. Forse dovrei scegliere. avere le idee chiare. Che diavolo di pantaloni voglio, stretti o larghi? Invece no, porto degli stupidi pantaloni medi. medi! Né stretti né larghi, una cosa imprecisa, ma si può? L'unica idea chiara è che vorrei diventare amico del mio compagni Battisferri Sebastiano detto il Seba. Cioè vorrei diventare come lui perchè alla Frullari piace lui, e quindi penso che se diventassi come li, forse le piacerei. Il Seba è un mito, il più mito di tutti [...] È un capo perchè tutti stanno a guardare cosa fa lui e cosa dice lui, e io vorrei essere così. Viene in classe col telefonino nella tasca posteriore dei jeans, il giubbotto col bavero rialzato e gli occhiali a specchio sulla testa, oltre il ciuffo. Ma soprattutto nei jeans ha una meravigliosa cintura di pitone, don le scaglie tutte in rilievo che sono uno spettacolo. È un mito. I suoi possiedono tre fabbriche [...], lui non studia mai, neanche una volta per sbaglio, viene sempre a scuola impreparato e dice che tanto poi quattro cose gliele inventa agli insegnanti [...] A me piacerebbe molto diventare come il Seba. Cioè, non proprio uguale uguale, ma almeno assomigliargli. Solo che per essere un po' uguale al Seba io credo mi manchino alcune cose abbastanza fondamentali: ad esempio la cintura di pitone”.
(P. MASTROCOLA, Una barca nel bosco, 2004)

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